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The Electric State


TITOLO ORIGINALE: The Electric State
REGISTA: Anthony e Joe Russo
SCENEGGIATORE: Christopher Markus e Stephen McFeely
PAESE: Brasile, India e USA
ANNO: 2025
DURATA: 128'
ATTORI: Millie Bobby Brown, Chris Pratt, Ke Huy Quan, Stanley Tucci e Giancarlo Esposito
SCENE SENSIBILI: Nessuna
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In un 1994 retrofuturistico gli umani sono reduci da una grande guerra vinta col popolo dei robot che, dopo essersi ribellati, sono stati sconfitti e segregati in una zona desertica degli USA.

L’adolescente Michelle viene trovata da Cosmo, un innocuo robot che si rivela essere in simbiosi con il piccolo e geniale fratello Christopher, che la ragazza credeva morto in un incidente stradale. Cosmo vuole condurla dove si trova il fratello, e lei parte all’avventura trovando un alleato in Keats, un contrabbandiere e il suo inseparabile aiutante robot. Dopo molte peripezie, Michelle scopre che Christopher viene tenuto in uno stato di coma da Ethan Skate, magnate dell’azienda tecnologica Sentre, che grazie ai suoi androidi controllabili da remoto, è stato fondamentale per sconfiggere i robot ribelli durante la guerra. Questa grande rete dipende dal cervello di Christopher: scollegandolo dal macchinario Michelle fermerebbe Skate disconnettendo il suo sistema di controllo, ma allo stesso tempo spegnerebbe per sempre la vita del fratello…

 

Tante, troppe tematiche in una storia piuttosto fragile

Il popolo dei robot non accetta la sudditanza rispetto agli umani e si ribella… I robot sono senzienti, possono soffrire ed affezionarsi agli gli umani e viceversa.

Christopher è un bambino prodigio il cui cervello viene utilizzato per far funzionare un sistema per cui ogni uomo può vivere una realtà virtuale con un suo drone alter ego che svolge le funzioni di servizio…

Il fondatore di questa rivoluzionaria invenzione tecnologica intende governare il mondo.

Solo questi argomenti possono bastare per comprendere come The Electric State abbia sulla carta tanti importanti contenuti per essere un interessante film fantascientifico per tutta la famiglia. Eppure il racconto non riesce mai ad appassionare pienamente e l’impressione è che gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, che insieme ai fratelli Russo alla regia si erano cimentati in precedenza in film della saga Avengers con enormi successi al botteghino, in assenza dei consolidati eroi della Marvel, non abbiano tenuto in considerazione la necessità di costruire maggiormente le fisionomie dei personaggi al fine di creare l’immedesimazione con il pubblico. Qui il piccolo Christopher è visto soprattutto in una breve sequenza iniziale, poi tutto il suo portato emotivo e la relazione con la sorella, protagonista dell’azione, viene affidato quasi esclusivamente al rapporto con il robot Cosmo perdendo quegli indispensabili elementi di empatia di cui avremmo bisogno. Michelle, dunque, è sola nella sua battaglia anche perché il legame che instaura con l’alleato Keats è solo un unire le forze per la sopravvivenza senza entrare mai in un’intimità maggiore che li porterebbe ad elaborare un dialogo su quanto stanno vivendo.

Anche i “cattivi” sono piuttosto bidimensionali: uccidono perché hanno l’ordine di farlo e, nel caso del magnate della Sentre ha solo lo scopo che la sua grande invenzione non imploda, facendolo fallire, ma ci chiediamo quale progetto ideale vi sia dietro. Anzi, a dir il vero un tentativo di rendere più corposo il suo movente vien fatto da Ethan Skate quando si definisce il Padre, indica in Christopher il Figlio e nella sua invenzione neurale lo Spirito Santo ma è una tale iperbole che resta lì appesa senza che nessuno, tanto meno il pubblico si aspetti un seguito.

 

Un enorme dispendio di risorse per un risultato non del tutto convincente

320 milioni di dollari di budget – uno dei più alti di sempre – che Netflix ha stanziato per questo film destinato direttamente alla piattaforma. Uno di quei casi in cui è evidente che le aspettative dei produttori sono rimaste in buona parte deluse. I fratelli Russo alla regia avevano a disposizione un apparato tecnologico enorme e un cast di star ma non hanno saputo metterli al servizio di una storia che si imprimesse nell’immaginario del pubblico, così come – per esempio – avvenuto più volte con le opere di Steven Spielberg. Anche i robot che sono parte integrante del film non rispondono visivamente alle attese. Essi, in quanto senzienti, dovrebbero suscitare un’empatia molto maggiore in chi li osserva muoversi ed agire, mentre restano sullo schermo come dei macchinari sofisticati ma senza anima. In tale contesto anche la protagonista Millie Bob Brown, Chris Pratt al suo fianco e il perfido scienziato Stanley Tucci non riescono ad incidere sulla qualità della pellicola, quasi che si appiattiscano in un mondo più di latta che verosimilmente distopico.

 

Giovanni Capetta

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