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Mickey 17


TITOLO ORIGINALE: Mickey 17
REGISTA: Bon Joon-ho
SCENEGGIATORE: Bon Joon-ho
PAESE: USA
ANNO: 2025
DURATA: 139'
ATTORI: Robert Pattinson, Mark Ruffalo, Toni Collette e Naomi Ackie
SCENE SENSIBILI: alcune scene di nudo, qualche immagine cruda
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Braccato dagli strozzini che vogliono fargli la pelle, Mickey si imbarca in una spedizione spaziale alla conquista di un pianeta lontano e inospitale. Il suo ruolo è fare da cavia nell’esplorazione del pianeta, grazie a una stampante che riproduce il suo corpo e i suoi ricordi ogni volta che muore…

 

Regista coreano, film americano

Dopo il successo di Parasite, che nel 2020 ha segnato un cambio epocale nella considerazione del cinema straniero ad Hollywood, Bon Joon-ho torna sullo schermo con un film paradossalmente molto americano. È americano il romanzo da cui lo ha tratto – Mickey7 di Edward Ashton – lo è la produzione e gli attori che sceglie – protagonista a parte, l’inglese Pattinson – ma lo sono soprattutto i personaggi del film: su tutti il Comandante della spedizione, che somiglia molto a una parodia di Elon Musk, e anche un po’ di Donald Trump…

È proprio questa atmosfera parossistica che impedisce al film di prendere sul serio i temi profondi della storia: la ricerca di un nuovo mondo e la sua colonizzazione, comandata dai ricchi e attuata con i poveri – tema sociale caro al regista coreano – ma soprattutto la creazione di una nuova umanità.

 

Un corpo e un’anima

Una stampante capace di clonare un uomo, replicando il suo corpo e i suoi ricordi, riproduce davvero un individuo nuovo? Quando Mickey17 non muore per sbaglio e incontra il suo multiplo Mickey18 fresco di stampa, i due cloni si rendono conto che per quanto simili, rimangono due entità diverse: specificamente, il film parla proprio di due anime diverse.

Ma allora se un’anima c’è, nessun individuo può essere considerato sacrificabile. È questo il vero tema della storia, che in un’attualità dove la guerra non è più una notizia meriterebbe una sceneggiatura più attenta – e forse più epica – di quella che il film stesso propone.

La sensazione finale è un po’ quella di un tema poco riuscito: la sostanza c’è, il regista pure (e non si discute), ma non si applica. Perché una bella storia non basta: conta anche come la si racconta.

 

Claudio F. Benedetti

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