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Il Nibbio


TITOLO ORIGINALE: Il Nibbio
REGISTA: Alessandro Tonda
SCENEGGIATORE: Sandro Petraglia
PAESE: Italia, Belgio
ANNO: 2025
DURATA: 109'
ATTORI: Claudio Santamaria, Sonia Bergamasco, Anna Ferzetti
SCENE SENSIBILI: Nessuna
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

A Baghdad, nel 2005 viene rapita da un gruppo di terroristi sunniti l’inviata de Il Manifesto Giuliana Sgrena. Mentre l’opinione pubblica si mobilita per la sua liberazione, l’uomo delle istituzioni che ha l’incarico di liberarla è l’alto dirigente del Sismi, Nicola Calipari, un uomo che nei 28 giorni prima della liberazione affronta il suo delicato mestiere mettendo al centro tutte le vite umane coinvolte e avendo sempre come obbiettivo la costruzione della pace.

 

Un pacifista “sotto copertura”

“Un pacifista sotto copertura”, così viene polemicamente definito Nicola Calipari da un suo collega che non ne condivide i metodi. Effettivamente il profilo che emerge dal racconto del suo delicato lavoro di mediazione e dalle trattative per liberare Giuliana Sgrena, è quello di un agente segreto che sta combattendo una guerra ma non con armi convenzionali, quanto piuttosto con gli strumenti della diplomazia e lo scambio della sua parola di fiducia. I 28 giorni di prigionia della giornalista de Il Manifesto sono scanditi dall’impegno indefesso di Calipari e della sua squadra per trovare il contatto e i canali giusti per arrivare a chi detiene l’ostaggio, senza l’uso della violenza e permettono allo spettatore di entrare nel vivo dell’azione di intelligence comprendendo come ogni scelta comporti delle conseguenze e come non vi sia mai una strada soltanto, ma diverse a seconda di quale sia il criterio che soggiace alla decisione da prendere. Minuto dopo minuto, con fugaci scene che visualizzano i rapporti che nel frattempo la Sgrena (Sonia Bergamasco) ha con i suoi rapitori, lo spettatore empatizza non solo con la donna segregata, ma soprattutto con l’uomo Calipari che, in più di un’occasione scopriamo deve smarcarsi e superare ostacoli procuratigli anche da parte di coloro che dovrebbero collaborare con lui.

La capacità di mettere in gioco direttamente la sua persona e la sua autorevolezza, il desiderio di pace concretamente espresso attraverso il dialogo, il proprio punto di vista sulla situazione dell’Iraq, fra invasori ed invasi, vittime e carnefici, l’inglese come lingua comune con gli interlocutori: tutto concorre a costruire il personaggio di Calipari come un eroe “segreto” che si muove dietro le quinte perché la storia sul proscenio si svolga secondo un copione a lieto fine.

E così dovrebbe andare anche in questa impresa, se non fosse che qualcosa va storto nell’intricato scambio delle comunicazioni. Come espresso dalle didascalie nel finale del film, chi ha ucciso Calipari è un soldato americano con un nome e un cognome ma non pagherà per questo e ciò rende ancora più struggente aver conosciuto l’innocente bellezza della relazione fra il nostro protagonista, sua moglie e i suoi due giovani figli.

Sì, perché quello che sul lavoro era un coraggioso dirigente dei servizi segreti, era anche un marito amorevole, un padre affettuoso, capace di farsi perdonare un lavoro che spesso lo costringeva a “rubare” tempo alla sua famiglia. A vent’anni dai fatti avvenuti, anche alla luce di storie recenti come i giorni di prigionia in Iran della giornalista Cecilia Sala, Il Nibbio si propone come un film necessario ed attuale che rende onore ad un uomo meritevole di essere ricordato con ammirazione.

 

Spy Story con suspance nonostante il finale noto

Non era scontato rendere avvincente il racconto della liberazione di Giuliana Sgrena in quanto vicenda dal finale tristemente noto. Pur sapendo quindi del sacrificio finale di Nicola Calipari (lui protesse con il suo stesso corpo la giornalista dalla scarica di mitragliatrice del soldato americano) è merito della scrittura dell’esperto Sandro Petraglia e della regia del giovane Alessandro Tonda se il film non ha mai momenti di stanchezza, ma anzi mantiene un ritmo sempre molto sostenuto e, grazie anche ad un montaggio attento e serrato, non perde mai mordente. Ciò che è soprattutto apprezzabile è la sobrietà della narrazione che, senza effetti speciali, senza ricorrere a scene di action particolarmente adrenaliniche, costruisce comunque un impianto narrativo avvincente che si fa seguire per il desiderio stesso di capire le molte dinamiche che vengono man mano svelate riguardo alla difficoltà del compito che il protagonista sta svolgendo.

Inutile dire che ruolo centrale al fine dell’immedesimazione del pubblico è affidato all’interpretazione di Claudio Santamaria che incarna il personaggio con molta intensità, rendendolo davvero credibile.

L’attore, che dimostra di aver raggiunto una maturità poliedrica in ruoli anche molto differenti fra loro, dalla commedia al dramma, qui è capace di rendere al meglio i tratti professionali dell’agente segreto integerrimo e fermo e nel contempo quelli più intimi nel rapporto con i famigliari, in particolare con la moglie interpretata da Anna Ferzetti.

 

Giovanni Capetta

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