SCEGLIERE UN FILM

I colori dell’anima


TITOLO ORIGINALE: Kimi no hiro
REGISTA: Naoko Yamada
SCENEGGIATORE: Reiko Yoshida
PAESE: Giappone
ANNO: 2024
DURATA: 100'
ATTORI: Con le voci italiane di Chiara Fabiano, Giulietta Rebeggiani, Tito Marteddu e Letizia Ciampa
SCENE SENSIBILI: Nessuna
1 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 5

La dolce Totsuko, studentessa in un collegio cattolico, vede le emozioni delle persone sottoforma di colori. Quando incontra Kimi, una ex compagna di scuola che lavora in una libreria, e il timido Rui, i tre decidono di formare una band.

 

Essere se stessi senza paura

Vi è mai capitato di leggere una parola e di associarla a un colore? O di ascoltare una canzone e sentirne il profumo? Questi sono solo alcuni esempi di sinestesia, una figura retorica—ma anche un fenomeno neurologico—che mescola esperienze sensoriali diverse, come la vista e l’udito. Un mix, quello tra suoni e immagini, che ben si adatta al linguaggio dell’animazione, come accade in questo film diretto da Naoko Yamada (classe 1984), una delle voci più interessanti nel panorama contemporaneo degli anime. Il film segue la storia di Totsuko, una ragazzina dotata di grande sensibilità che, vuoi per timidezza, vuoi per timore di essere giudicata, non ha il coraggio di mostrarlo. La sinestesia si fa quindi pretesto per raccontare il bisogno di esprimersi e “sbocciare”, come recita la canzone Aruku (“Camminare”). Così Kimi, una ragazza che ha bruciato le tappe, lasciando la famiglia e poi la scuola, trova la forza di confidarsi con la nonna, e Rui, sotto pressione per proseguire l’attività di famiglia come medico, affronta a testa alta la sfida senza però rinunciare alla passione per la musica. È facendo ciò che amiamo, sembra dirci il film, che siamo in grado di brillare, e infatti Totsuko scoprirà il suo colore quando si sentirà realizzata come persona.

 

Un film dal ritmo pacato

Se la musica gioca un ruolo importante, è anche perché regista e sceneggiatrice (la prolifica Reiko Yoshida, che ha lavorato anche per lo Studio Ghibli) hanno alle spalle una lunga esperienza con gli anime musicali. Come la serie K-On (da keiongaku, “musica leggera”), su un gruppo di ragazze che suonano vari strumenti, il film è un piccolo spaccato di vita quotidiana, con canzoni orecchiabili e personaggi a cui è facile affezionarsi. Allo stesso tempo, I colori dell’anima va oltre la semplice commedia parlando, pur con delicatezza, di accettazione e scoperta di sé. Il risultato è un film che, come il toccante La forma della voce (sempre opera del duo Yamada-Yoshida), emoziona anche nei momenti in cui non succede nulla. È il caso delle belle sequenze in cui vediamo il mondo attraverso gli occhi della protagonista, ma anche di scene più prosaiche, come quando Totsuko e Kimi trascorrono una serata tra fumetti, foto buffe e spuntini di mezzanotte. Dove il film vince a mani basse è poi nell’abbinare una grafica gradevolissima, fatta di tinte pastello e vibranti colori al neon, a situazioni di disarmante tranquillità: traghetti che sfrecciano tra le isole, giardini fioriti, gatti che invitano alla scoperta di vecchie librerie… L’effetto è quello di rassicurare il pubblico, lasciandolo, nelle intenzioni della regista, “con una sensazione di tepore nel cuore”.

 

I riferimenti al cristianesimo

Dal collegio di Totsuko alla chiesa abbandonata dove Rei si esercita al theremin, un aspetto che può lasciare spiazzati è la diffusa presenza della religione cristiana. Questo potrebbe suonare irrealistico sullo sfondo di un Paese buddista come il Giappone. Tuttavia, non va sottovalutato l’influsso dell’Occidente (inclusa l’opera dei missionari) sulla cultura pop giapponese, che fa spesso uso di motivi e location di ispirazione cristiana. In questo senso andrebbero letti temi come l’amore spirituale o la purezza dell’amicizia, soprattutto femminile, che manga e anime a volte romanticizzano ricollegandoli al cristianesimo. Nel film, però, la fede non si limita a fare da cornice. Al contrario, c’è una riflessione su come Dio agisce nella nostra vita, dalla preghiera recitata da Totsuko (“Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza”), alle parole di Sorella Hyoko, una giovane suora—con un passato da rocker—che fa da mentore ai ragazzi, invitandoli a scrivere canzoni che celebrino “il Buono, il Vero e il Bello”. Per chi è alla ricerca di un normale teen drama forse il film peccherà di eccessiva carineria, complice il carattere un po’ naif del cast e un’edizione italiana purtroppo ricca di espressioni desuete. Per tutti gli altri, una visione consigliata.

 

Maria Chiara Oltolini

Tag: , , , ,