Quindici anni dopo la loro ultima pericolosa missione, gli agenti della CIA Matt ed Emily sono costretti a tornare in azione per venire a capo di un intrigo internazionale e proteggere i loro figli adolescenti Alice (14) e Leo (12) fino a quel momento all’oscuro del passato da spie dei genitori. La posta in gioco è alta: malviventi senza scrupoli ed agenti corrotti vogliono impadronirsi della Chiave, un dispositivo in grado di controllare qualsiasi sistema elettronico, che Matt ha nascosto a Londra nella casa della madre di Emily, Ginny Curtis, anch’ella un ex spia del MI6 e nonna che i suoi nipoti non hanno ancora conosciuto. Mai come in questa avventura tutta la famiglia è coinvolta.
La trama spy action è pienamente al servizio di una commedia per famiglie: un sottogenere che non tradisce e si rivela di facile presa, intrattenendo piacevolmente per quasi due ore. Matt e Emily sono agenti dei servizi segreti capaci delle imprese più adrenaliniche, fra colpi a mani nude, sparatorie ed esplosioni; eppure è nel confronto con una figlia adolescente in cerca di autonomia e un figlio nerd attaccato ai videogiochi del telefonino che vivono la sfida più complessa. Le difficoltà a sintonizzarsi sulla giusta frequenza di Alice e Leo rendono i protagonisti vicini a qualunque genitore e mettono in evidenza la complessità del loro ruolo educativo. Soprattutto dopo aver svelato di essere spie, Matt ed Emily capiscono di aver preteso dai figli quella trasparenza da loro stessi negata. Mentre l’action si dipana, scoprono che la verità non ha prezzo ed è fondamentale perché Alice e Leo si aprano con fiducia senza nascondere desideri e aspirazioni. Fra autorevolezza ed autoritarismo, disciplina ed accondiscendenza, rigore e complicità, nella prima parte del film i rapporti intergenerazionali fra genitori e figli si esplicitano attraverso dialoghi efficaci e ben congegnati. Anche la presenza di nonna Ginny è funzionale al messaggio. Emily ha voluto troncare con una madre troppo distratta dal suo lavoro, ma adesso capisce che il rapporto si può ricucire e Ginny stessa aiuta sua nipote Alice a comprendere le ragioni della mamma, anche lei combattuta fra professione ad alto rischio e maternità.
Undici anni dopo il suo ultimo film (Annie. La felicità è contagiosa), Cameron Diaz sceglie questa produzione disponibile su Netflix per tornare in scena, nuovamente al fianco di Jamie Foxx. I due protagonisti sono credibili nel loro ruolo di perfetti agenti segreti, ma genitori impacciati ed apprensivi, che devono imparare a ridurre il controllo sui figli. Anche Glenn Close nei panni di nonna Ginny diverte nel ruolo della ex tiratrice scelta del MI6 dai modi bruschi e il cuore tenero. Back in action dosa con equilibrio la parte di spionaggio ed action vera e propria con la commedia famigliare. Quest’ultima, pur senza un particolare approfondimento, si innesta nel set up del racconto e rimane sullo sfondo nelle scene più movimentate, per trovare poi un coronamento nel finale. La famiglia protagonista ha le caratteristiche per far immedesimare un pubblico molto ampio che mentre si diverte con la componente spy viene edificato dal messaggio esplicito che genitori si diventa attraverso un apprendistato non meno impegnativo di quello per divenire agenti segreti. Forse si sarebbe potuto osare un poco di più nell’affilare le armi degli antagonisti che, a dir il vero, non fanno mai davvero paura, lasciando presagire troppo facilmente che verranno sconfitti, ma anche questo pare in linea con il genere a cui il film appartiene. In realtà, quasi dando per scontato che “i buoni” avranno la meglio si vuole vedere quali valori avranno ritrovato una volta riconquistata la tranquillità. È chiaro, dunque, che Back in action non è pensato per un pubblico che ama trame particolarmente complesse o una tensione drammatica più elevata; si tratta di un intrattenimento semplice ma onesto perché non promette più di quanto offre. Un’operazione produttiva che da un lato non fa mancare nulla di quanto prevede il genere e nello stesso tempo rende lo spettacolo particolarmente adatto per una visione insieme di genitori e ragazzi.
Giovanni Capetta
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